L’allarme di Assodistil: acquaviti da vino in via d'estinzione

Le distorsioni di mercato, causate dalla mancanza di controlli nell’UE, hanno provocato il declino progressivo di distillati prestigiosi come il brandy.

Acquaviti di vino prossime all'estinzione. AssoDistil, l'associazione italiana dei distillatori, in occasione dell'assemblea annuale, lancia l'allarme per il calo progressivo nella produzione di prestigiosi distillati come il brandy e le acquaviti di vino. “Abbiamo perso un patrimonio storico e imprenditoriale di grande importanza – ha spiegato il presidente Antonio Emaldi -. L’impossibilità di collocare il nostro prodotto nei mercati internazionali non ha solo ha creato un danno enorme al comparto, ma all’intera filiera viti-vinicola”.

I dati forniti dai distillatori parlano chiaro. Nel 2001, la produzione era di 150mila ettanidri, nel 2014 è scesa a 36mila ettanidri. Negli ultimi due anni, il calo è stato addirittura del 65%. Un declino inesorabile: non si produce perché non si vende. I motivi sono presto spiegati. La crescente richiesta di prodotti invecchiati da parte dei consumatori, infatti, ha avvantaggiato solo i Paesi in cui non sono previsti i controlli sull’invecchiamento – segnatamente la Spagna – che possono vendere sul mercato acquaviti di vino e brandy dichiarando il periodo di invecchiamento senza che tale indicazione sia oggetto di verifiche e controlli, come prescrive, invece, la normativa UE.

Il mercato era già in sofferenza perché negli ultimi anni, l'eccesso di produzione di vino da tavola in Spagna ha provocato un drammatico un calo dei prezzi, i cui effetti si sono moltiplicati a causa delle distorsioni del mercato del brandy e delle acquaviti da vino.

“A differenza dell'Italia – ha stigmatizzato Emaldi – in cui le verifiche sull'invecchiamento sono assai stringenti, in altre Paesi i controlli sono inesistenti, a tutto vantaggio degli operatori scorretti”. Il vero problema, per AssoDistil, è la mancata armonizzazione delle regole sull'invecchiamento delle bevande spiritose, come stabilita dal Regolamento CE 110/2008.

“Abbiamo chiesto alla Commissione UE di intervenire – ha sottolineato il presidente di AssoDistil - da un lato richiedendo l’avvio della procedura di infrazione per quei Paesi in violazione del Reg. 110/2008, dall'altro, con un'indagine sugli effettivi controlli dei prodotti invecchiati”. Inoltre, ad aggravare la situazione, si registra l'importazione di acquaviti da Paesi Extra-UE, come la Georgia, a costi talmente bassi da uscire da ogni logica commerciale.

“Non possiamo aspettare ancora a lungo, e forse è già troppo tardi – ha affermato il leader dei distillatori – il brandy italiano sta sparendo definitivamente ed il danno per la filiera vitivincola è incalcolabile. Numeri alla mano, non sono più distillati un paio di milioni di ettolitri di vino all’anno e le cantine hanno perso un importante sbocco di mercato. A questa perdita economica per il comparto, si aggiungerebbe poi quella di un patrimonio storico ed enologico di grande valore, tra l’altro con Indicazione Geografica riconosciuta dal Reg. CE 110/2008”.

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