Assemblea AssoDistil 2016: una storia lunga 70 anni, un futuro tutto da scrivere.

logo posta elettronica

L’Associazione dei distillatori ha festeggiato il settantesimo anniversario della nascita, avvenuta nel ’46, in occasione dell’assemblea annuale. Oggi il settore rappresenta un anello essenziale della filiera vitivinicola e punta sul filone delle bioenergie, nonostante i ritardi accumulati in questo settore dall’Italia.

70 anni di storia e un futuro tutto da scrivere. AssoDistil, l’associazione italiana dei distillatori, in occasione della sua consueta assembla annuale, ha festeggiato il settantesimo anniversario della sua nascita, avvenuta a Roma l’11 luglio 1946.

“Il mondo della distillazione, in questi 70 anni, è profondamente cambiato – ha osservato il Presidente Antonio Emaldi – AssoDistil ha cercato di accompagnare questo mutamento, sostenendo le aziende e facendosi portavoce delle loro esigenze. Oggi i nostri prodotti sono distillati da meditazione di grande prestigio, le nostre distillerie rappresentano un anello fondamentale delle filiere agricole e hanno dato il loro contributo anche allo sviluppo delle agroenergie”.

Eppure, a guardare i numeri, l’Italia appare molto lontana dal forte aumento di produzione, che l’industria della distillazione ha registrato negli ultimi anni a livello mondiale. Nell’Unione Europea si è passati da 21 milioni di ettanidri nel 2005 a 73 milioni nel 2015. Tale crescita, però, non ha riguardato il nostro Paese, che ha visto addirittura ridursi i volumi di alcoli e acquaviti di circa il 40%. In tutto il mondo, la produzione nello stesso decennio è passata da 457 milioni di ettanidri ad 1 miliardo e 175 milioni di ettanidri.

Come mai l’Italia è rimasta in disparte? “Mentre altrove la produzione di bioetanolo ha letteralmente fatto esplodere il settore distillatorio – ha osservato Emaldi – nel nostro Paese, la carenza di una strategia nazionale sui biocarburanti ci ha impedito di essere attori protagonisti anche in questo segmento, facendo perdere opportunità di sviluppo all’agricoltura e all’industria”.

In dieci anni, il 35% delle distillerie ha chiuso. “Le nostre aziende, per scelte non nostre, si sono trovate in seria difficoltà – ha spiegato il numero uno dei distillatori -. Scontiamo certamente la storica insufficienza nazionale di materie prime agricole, fondamentali per la distillazione, ma anche le politiche di Bruxelles nei settori del vino e dello zucchero, che negli ultimi anni hanno avvantaggiato soprattutto alcuni Paesi”.

In questo quadro, il ruolo di AssoDistil appare irrinunciabile per la difesa della categoria. “Il nostro compito - ha sottolineato Emaldi - anche a distanza di 70 anni, resta sempre lo stesso: far sentire con forza la voce dei distillatori, in Italia e in Europa. Senza mai dimenticare, però, che l'industria ha bisogno del sostegno della politica per il proprio sviluppo. Altrimenti non c'è futuro”.

Facebook Twitter Google+ Pinterest
×

Log in