Altri prodotti della distillazione

 

Il settore distillatorio è forse uno degli esempi più virtuosi di bioeconomia, un'economia ecologicamente e socialmente sostenibile. Basti pensare che tutto ciò che entra in distilleria viene trasformato e valorizzato in tantissimi prodotti.
Tante sono le materie prime utilizzate dai cereali, al vino, dalla frutta o ai sottoprodotti della vinificazione che attraverso il processo di distillazione danno origine ad alcol etilico, pregiati distillati, oli, mangimi, acidi organici come l’acido tartarico di cui l’Italia è leader mondiale, bioetanolo, fertilizzanti e ciò che residua viene avviato in combustione per produrre energia verde!
Già nel 2012 la Commissione europea aveva adottato una strategia per indirizzare l’economia europea verso un più ampio e sostenibile uso delle risorse rinnovabili. Con il previsto aumento della popolazione mondiale fino a sfiorare 9 miliardi di abitanti nel 2050 e l’esaurimento delle risorse naturali, l’Europa ha bisogno di risorse biologiche rinnovabili per produrre alimenti e mangimi sicuri e sani ma anche materiali, energia e altri prodotti.
L’allora commissaria responsabile per la Ricerca, l’innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn aveva dichiarato: "L’Europa deve passare a un’economia ‘post-petrolio’. Dobbiamo promuovere il passaggio a una società fondata su basi biologiche invece che fossili, utilizzando i motori della ricerca e dell’innovazione. Si tratta di una mossa positiva per l’ambiente, la sicurezza energetica e alimentare e per la competitività futura dell’Europa".
Il settore distillatorio è stato uno dei primi settori industriali a comprendere che un maggiore utilizzo di fonti rinnovabili non è era più solo una scelta ma una necessità.
Le distillerie sono dunque un esempio virtuoso, e forse unico, di gestione ambientale delle risorse perché rappresentano un’industria sana con una produzione di rifiuti quasi pari a zero grazie all’utilizzo di biomasse e biogas da residui come fonti rinnovabili di energia.

Le distillerie nazionali, sono legate a doppio filo con l’agricoltura. Possono essere distillate, infatti, tutte le materie prime agricole fermentescibili ma il settore distillatorio assume un ruolo fondamentale soprattutto come ultimo anello della filiera vitivinicola. Il sistema dei conferimenti dei sottoprodotti della vinificazione in distilleria è unanimemente ritenuto insostituibile in termini di garanzia delle norme ambientali e della qualità dei vini. I conferimenti in distilleria rappresentano, infatti, un meccanismo consolidato e collaudato, efficiente da un punto di vista logistico ed economico che rende possibile un servizio fondamentale ai produttori di vino in termini di tempestività nel ritiro di migliaia di tonnellate di sottoprodotti, evitando che gli stessi vadano incontro a fermentazioni anomale durante lo stoccaggio in cantina a danno dei vini ed inoltre sottraendoli a possibili sofisticazioni nell’ambito vinicolo.
Basti pensare che senza il supporto delle distillerie, le cantine si troverebbero a smaltire migliaia di tonnellate di sottoprodotti della vinificazione che, senza un adeguato trattamento, produrrebbero un inquinamento stimato in circa 250.000 tonnellate di domanda chimica di ossigeno (COD) ovvero l’ossigeno consumato per la loro decomposizione.
Tale cifra rappresenta l’equivalente degli effetti delle emissioni di CO2 per una città di 10 milioni di abitanti (dati 2010). Valorizzando i coprodotti ed i sottoprodotti della vinificazione ogni anno le distillerie permettono altresì alla viticultura di ridurre le emissioni di CO2 di circa 500.000 tonnellate.

La valorizzazione di tali sottoprodotti, anche a fini energetici, è quindi un tema di grande interesse per il settore; non soltanto perché si inserisce in una logica di filiera, ma soprattutto perché, nel quadro delle sfide future che attendono il comparto, rappresenta un passo importante verso processi produttivi sempre più integrati ed eco-sostenibili.

Tutti i residui della distillazione per loro natura si prestano ad essere utilizzati in qualità di combustibile per caldaie a biomasse. Attraverso la combustione dei propri sottoprodotti e la digestione dei reflui derivati, le distillerie producono quasi 300.000 MWh all’anno di energia elettrica, autoalimentandosi e fornendo un contributo significativo a livello nazionale al miglioramento della qualità dell’ambiente.

A seguito dei processi di disalcolazione e/o vinellazione si procede con la distillazione finalizzata alla produzione di alcol e acquaviti, si ottiene anche un'altra tipologia di sottoprodotto, la borlanda, che in virtù delle proprie caratteristiche è utilizzata efficacemente nella produzione di biogas. Le borlande sono il residuo analcolico della distillazione, un composto di acqua ed altre sostanze non alterate dalla fermentazione, come cellulosa, grassi, azotati e ceneri. Possono essere sottoposte a processi di digestione anaerobica ovvero a degradazione della sostanza organica mediante microrganismi che vivono in condizioni di anaerobiosi. Da tali processi si ricava il biogas, una miscela gassosa composta da percentuali variabili di metano tra il 50 e il’70% del totale, a seconda del substrato utilizzato.
Ai sensi dell’art. 2bis del Decreto Legge 171/2008 convertito con modificazioni dalla L. 30 dicembre 2008, n. 205, è possibile considerare come sottoprodotto della distillazione anche il biogas derivante dai processi anaerobici di depurazione delle borlande della distillazione, quand’esso viene destinato alla combustione nel medesimo ciclo produttivo.

Aldilà delle produzioni di alcol ad uso alimentare l’ultimo secolo ha assistito, anche alla crescita dell’utilizzazione industriale degli alcoli. Con il progredire della tecnologia, ci si è accorti che gli alcoli possono essere utilizzati per una molteplicità di destinazioni, oltre agli usi “da bocca”: sono ottimi solventi, e li si utilizza in una gamma variegata di produzioni industriali, dalle vernici alla profumeria, alla farmacologia.
Poi, il bioetanolo, negli ultimi 40, è sempre più sinonimo di energia: l’alcole come carburante è la parte più importante dell’industria distillatoria mondiale. E’ una storia ancora da scrivere in Italia, ma in altri paesi è già una realtà: l’alcole etilico di origine agricola costituisce una fonte rinnovabile di energia, alternativa alle fonti di materie prime fossili, sia direttamente come combustibile a residuo inquinante zero, sia, indirettamente, per la produzione di eteri alto-ottanici infine di idrogeno, altra fonte di energia a residuo inquinante zero.
Una realizzazione già concreta di etere è l’ETBE, un anti-detonante utilizzato nelle benzine al posto del piombo tetra-etile (fortemente tossico) derivante da un processo di eterificazione di cui il biotanolo rappresenta poco meno del 50%.
Gli industriali distillatori italiani sono già pronti da tempo, con tecnologie e strutture industriali, a dare il loro contributo alla tutela dell’ambiente naturale con la produzione di una fonte di energia rinnovabile ed ecologica, quale è l’alcole etilico distillato da materie prime agricole.
Il settore sostiene dunque la creazione di una filiera virtuosa di gestione e valorizzazione dei sottoprodotti destinati alla distillazione prima ed alla produzione di energia poi, una filiera in grado comunque di portare il mercato a livelli di efficienza, equilibrio e remunerazione adeguata per tutti i soggetti coinvolti.

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