Rassegna Stampa

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Il Sole 24 Ore

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Le tasse sui distillati fanno crollare le vendite

di Francesca Milano

20 marzo 2017

tappoNegli ultimi due anni le accise sui distillati sono aumentate quattro volte. Un incremento che - secondo Assodistil - ha provocato un minor consumo e quindi un calo del 13% nel gettito fiscale, pari a 20 milioni. «Le aziende - spiega Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil - di fronte a un carico fiscale così pesante si sono viste costrette a scaricare la crescita dell’imposta soprattutto sul prezzo, deprimendo le vendite con danni per tutti». Le vendite di bottiglie sono calate di 30 milioni di unità.

In vista della manovrina economica richiesta dalla Commissione Europea all’Italia, i distillatori chiedono di non inasprire ulteriormente la tassazione.

Del resto si tratta di un doppio tracollo, fiscale e commerciale, che l’associazione aveva già previsto quattro anni fa con l’entrata in vigore del primo aumento.
«Su un litro di alcol etilico venduto al dettaglio - calcola l’associazione per spiegare l’entità del danno - il costo di produzione incide per meno di 1 euro, mentre il valore dell’accisa, su cui si deve applicare anche l’Iva, supera i 10 euro». Le imposte pesano quindi oltre 15 volte il costo dell’alcol.

 

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Distillatori, Governo eviti di colpire un comparto virtuoso
 
Nel 2015 29 milioni di gettito in meno
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Roma, 20 mar. (askanews) - Stando ai dati del ministero dell'Economia e delle Finanze, l'imposta sull'immissione al consumo delle bevande spiritose, la cui aliquota è aumentata di ben quattro volte tra il 2013 ed il 2015, anziché generare maggiori entrate nelle casse dell'Erario, ha provocato un drastico calo delle entrate fiscali: 29 milioni di gettito fiscale in meno nel 2015 ed una diminuzione del 13% dell'immissione in consumo di bevande spiritose. Sono i dati del ministero dell'Economia e delle Finanze, pubblicati a febbraio, che certificano la riduzione-shock delle entrate derivanti dalle
accise su grappa e spirits.
In particolare, le statistiche del dicastero dell'Economia evidenziano come il reale gettito delle accise nel 2015 abbia registrato un calo del 5% rispetto al 2014. In pratica, mancano all'appello 29 milioni di euro. Un dato che si spiega con un altro numero: 30 milioni di bottiglie, che non sono state vendute sul mercato nazionale. In altre parole, all'aumento delle accise, la commercializzazione dei distillati è calata inesorabilmente.
"Le aziende, di fronte ad un carico fiscale così pesante, si sono viste costrette a scaricare la crescita dell'imposta soprattutto sul prezzo - spiega Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil - deprimendo così le vendite. In un modo o nell'altro, le distillerie, ed indirettamente l'Erario, ne ricavano soltanto un danno, accentuato dalla persistente crisi dei consumi".

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Distillatori, accise in picchiata: 29 milioni di euro di gettito fiscale in meno.
AssoDistil: ci appelliamo al Governo

1490112445 Distillati

Per i distillati è un periodo nero. Dati alla mano risulta che ammonta a 29 milioni il gettito fiscale in meno nel 2015 con una diminuzione del 13% dell’immissione in consumo di bevande spiritose. A diffondere questi numero preoccupati è il ministero dell’Economia e delle Finanze, che li ha pubblicati a febbraio, certificando la riduzione-shock delle entrate derivanti dalle accise su grappa e spirits.
In particolare, le statistiche del dicastero dell’Economia evidenziano come il reale gettito delle accise nel 2015 abbia registrato un calo del 5% rispetto al 2014. In pratica, mancano all’appello 29 milioni di euro. Un dato che si spiega con un altro numero: 30 milioni di bottiglie, che non sono state vendute sul mercato nazionale. In altre parole, all’aumento delle accise, la commercializzazione dei distillati è calata inesorabilmente.
«Le aziende, di fronte ad un carico fiscale così pesante, si sono viste costrette a scaricare la crescita dell’imposta soprattutto sul prezzo – spiega Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil – deprimendo così le vendite. In un modo o nell’altro, le distillerie, ed indirettamente l’Erario, ne ricavano soltanto un danno, accentuato dalla persistente crisi dei consumi».
Una situazione di sofferenza che, in vista della “manovrina” economica richiesta dalla Commissione Europea all’Italia, i distillatori chiedono di non inasprire ulteriormente. «Come avevamo già previsto al momento del suo aumento, ormai quattro anni fa - sottolinea Emaldi – la crescita dell’imposta di immissione al consumo si è rivelata un provvedimento inefficace dal punto di vista fiscale e, cosa ancora più grave, punitivo per il comparto delle bevande spiritose».
Il settore della distillazione, composto da piccole e medie imprese spesso a conduzione poco più che familiare, è ben distribuito sull’intero territorio nazionale e rappresenta, nel quadro dell’agroalimentare “Made in Italy”, l’ultimo anello della filiera vitivinicola nazionale.

Un esempio può chiarire la portata delle accise sui prodotti alcolici: su un litro di alcol etilico, venduto al dettaglio, il costo di produzione incide per meno di un euro, mentre il valore dell’accisa, su cui si deve applicare anche l’IVA, supera i 10 euro. Le imposte pesano quindi oltre 15 volte il costo dell’alcol. «Il peso eccessivo delle accise, per le distillerie, rischia di essere un tunnel senza uscita – osserva il presidente dei distillatori - Ci appelliamo al Governo perché, nella definizione delle prossime misure economiche e fiscali, tenga in considerazione i dati del Ministero dell’Economia ed eviti di colpire ancora un comparto virtuoso che, continuando su questa strada, rischia di sparire dal panorama dell’agroalimentare
italiano».
21 marzo 2017

 

Tiscali

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Distillatori, Governo eviti di colpire un comparto virtuoso

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Roma, 20 mar. (askanews) - Stando ai dati del ministero dell'Economia e delle Finanze, l'imposta sull'immissione al consumo delle bevande spiritose, la cui aliquota è aumentata di ben quattro volte tra il 2013 ed il 2015, anziché generare maggiori entrate nelle casse dell'Erario, ha provocato un drastico calo delle entrate fiscali: 29 milioni di gettito fiscale in meno nel 2015 ed una diminuzione del 13% dell'immissione in consumo di bevande spiritose. Sono i dati del ministero dell'Economia e delle Finanze, pubblicati a febbraio, che certificano la riduzione-shock delle entrate derivanti dalle accise su grappa e spirits.

In particolare, le statistiche del dicastero dell'Economia evidenziano come il reale gettito delle accise nel 2015 abbia registrato un calo del 5% rispetto al 2014. In pratica, mancano all'appello 29 milioni di euro. Un dato che si spiega con un altro numero: 30 milioni di bottiglie, che non sono state vendute sul mercato nazionale.

In altre parole, all'aumento delle accise, la commercializzazione dei distillati è calata inesorabilmente."Le aziende, di fronte ad un carico fiscale così pesante, si sono viste costrette a scaricare la crescita dell'imposta soprattutto sul prezzo - spiega Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil - deprimendo così le vendite. In un modo o nell'altro, le distillerie, ed indirettamente l'Erario, ne ricavano soltanto un danno, accentuato dalla persistente crisi dei consumi".
20 marzo 2017

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Distillatori, Governo eviti di colpire un comparto virtuoso

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Askanews20 marzo 2017

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Roma, 20 mar. (askanews) - Stando ai dati del ministero dell'Economia e delle Finanze, l'imposta sull'immissione al consumo delle bevande spiritose, la cui aliquota è aumentata di ben quattro volte tra il 2013 ed il 2015, anziché generare maggiori entrate nelle casse dell'Erario, ha provocato un drastico calo delle entrate fiscali: 29 milioni di gettito fiscale in meno nel 2015 ed una diminuzione del 13% dell'immissione in consumo di bevande spiritose. Sono i dati del ministero dell'Economia e delle Finanze, pubblicati a febbraio, che certificano la riduzione-shock delle entrate derivanti dalle accise su grappa e spirits.

In particolare, le statistiche del dicastero dell'Economia evidenziano come il reale gettito delle accise nel 2015 abbia registrato un calo del 5% rispetto al 2014. In pratica, mancano all'appello 29 milioni di euro. Un dato che si spiega con un altro numero: 30 milioni di bottiglie, che non sono state vendute sul mercato nazionale. In altre parole, all'aumento delle accise, la commercializzazione dei distillati è calata inesorabilmente.
"Le aziende, di fronte ad un carico fiscale così pesante, si sono viste costrette a scaricare la crescita dell'imposta soprattutto sul prezzo - spiega Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil - deprimendo così le vendite. In un modo o nell'altro, le distillerie, ed indirettamente l'Erario, ne ricavano soltanto un danno, accentuato dalla persistente crisi dei consumi".

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DISTILLATORI, DATO-SHOCK SULLE ACCISE: NEL 2015 GETTITO FISCALE IN PICCHIATA

20/03/2017 at 15:18

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Stando ai dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, l’imposta sull’immissione al consumo delle bevande spiritose, la cui aliquota è aumentata di ben quattro volte tra il 2013 ed il 2015, anziché generare maggiori entrate nelle casse dell’Erario, ha provocato un drastico calo delle entrate fiscali.

29 milioni di gettito fiscale in meno nel 2015 ed una diminuzione del 13% dell’immissione in consumo di bevande spiritose. Sono i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, pubblicati a febbraio, che certificano la riduzione-shock delle entrate derivanti dalle accise su grappa e spirits. In particolare, le statistiche del dicastero dell’Economia evidenziano come il reale gettito delle accise nel 2015 abbia registrato un calo del 5% rispetto al 2014. In pratica, mancano all’appello 29 milioni di euro. Un dato che si spiega con un altro numero: 30 milioni di bottiglie, che non sono state vendute sul mercato

nazionale. In altre parole, all’aumento delle accise, la commercializzazione dei distillati è calata inesorabilmente.
“Le aziende, di fronte ad un carico fiscale così pesante, si sono viste costrette a scaricare la crescita dell’imposta soprattutto sul prezzo – spiega Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil – deprimendo così le vendite. In un modo o nell’altro, le distillerie, ed indirettamente l’Erario, ne ricavano soltanto un danno, accentuato dalla persistente crisi dei consumi”.
Una situazione di sofferenza che, in vista della “manovrina” economica richiesta dalla Commissione Europea all’Italia, i distillatori chiedono di non inasprire ulteriormente. “Come avevamo già previsto al momento del suo aumento, ormai quattro anni fa - sottolinea Emaldi – la crescita dell’imposta di immissione al consumo si è rivelata un provvedimento inefficace dal punto di vista fiscale e, cosa ancora più grave, punitivo per il comparto delle bevande spiritose”.
Il settore della distillazione, composto da piccole e medie imprese spesso a conduzione poco più che familiare, è ben distribuito sull’intero territorio nazionale e rappresenta, nel quadro dell’agroalimentare “Made in Italy”, l’ultimo anello della filiera vitivinicola nazionale.
Un esempio può chiarire la portata delle accise sui prodotti alcolici: su un litro di alcol etilico, venduto al dettaglio, il costo di produzione incide per meno di un euro, mentre il valore dell’accisa, su cui si deve applicare anche l’IVA, supera i 10 euro. Le imposte pesano quindi oltre 15 volte il costo dell’alcol.

“Il peso eccessivo delle accise, per le distillerie, rischia di essere un tunnel senza uscita – osserva il presidente dei distillatori –. Ci appelliamo al Governo perché, nella definizione delle prossime misure economiche e fiscali, tenga in considerazione i dati del Ministero dell’Economia ed eviti di colpire ancora un comparto virtuoso che, continuando su questa strada, rischia di sparire dal panorama dell’agroalimentare italiano”.

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Enogastronomia 20 marzo 2017 - 14:05
Distillatori, Governo eviti di colpire un comparto virtuoso
Nel 2015 29 milioni di gettito in meno

Roma, 20 mar. (askanews) – Stando ai dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, l’imposta sull’immissione al consumo delle bevande spiritose, la cui aliquota è aumentata di ben quattro volte tra il 2013 ed il 2015, anziché generare maggiori entrate nelle casse dell’Erario, ha provocato un drastico calo delle entrate fiscali: 29 milioni di gettito fiscale in meno nel 2015 ed una diminuzione del 13% dell’immissione in consumo di bevande spiritose. Sono i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, pubblicati a febbraio, che certificano la riduzione-shock delle entrate derivanti dalle accise su grappa e spirits.

distillati2 300x292

In particolare, le statistiche del dicastero dell’Economia evidenziano come il reale gettito delle accise nel 2015 abbia registrato un calo del 5% rispetto al 2014. In pratica, mancano all’appello 29 milioni di euro. Un dato che si spiega con un altro numero: 30 milioni di bottiglie, che non sono state vendute sul mercato nazionale. In altre parole, all’aumento delle accise, la commercializzazione dei distillati è calata inesorabilmente.
“Le aziende, di fronte ad un carico fiscale così pesante, si sono viste costrette a scaricare la crescita dell’imposta soprattutto sul prezzo – spiega Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil – deprimendo così le vendite. In un modo o nell’altro, le distillerie, ed indirettamente l’Erario, ne ricavano soltanto un danno, accentuato dalla persistente crisi dei consumi”.

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Assodistil: per gli alcolici crescono le accise ma crolla il gettito fiscale


(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Roma, 20 mar - Nonostante le aliquote sull'immissione al consumo delle bevande alcoliche sia aumentata di ben quattro volte tra il 2013 ed il 2015, si e' registrato un drastico calo nelle entrate dell'Erario. A denunciarlo e' Assodistil (l'asociazione dei distillatori
italiani) sulla base dei dati del ministero dell'Economia e delle Finanze. Il gettito fiscale 2015 relativo all'immissione al consumo di grappa e spirits e' infatti calato di 29 milioni di euro pari a un -13% rispetto all'anno precedente. Secondo Assodistil la flessione e' dovuta al drastico calo delle vendite sul mercato nazionale: 30 milioni di bottiglie in meno. In sostanza, all'aumento delle accise, la commercializzazione dei distillati e' calata inesorabilmente. "Le aziende, di fronte ad un carico fiscale cosi' pesante, si sono viste costrette a scaricare la crescita dell'imposta sui prezzi - spiega Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil - deprimendo cosi' le vendite. Di fatto le distillerie, ed indirettamente l'Erario, ne hanno ricavato soltanto un danno, accentuato dalla persistente crisi dei consumi"
Una situazione di sofferenza che, in vista della "manovrina" economica richiesta dalla Commissione Europea all'Italia, i distillatori chiedono di non inasprire ulteriormente. "Come avevamo gia' previsto al momento del suo aumento, ormai quattro anni fa - ha aggiunto Emaldi - la crescita dell'imposta di immissione al consumo si e' rivelata un provvedimento inefficace dal punto di vista fiscale e punitivo per il comparto delle bevande alcoliche". Secondo i calcoli di Assodistil su un litro di alcol etilico, venduto al dettaglio, il costo di produzione incide per meno di un euro, mentre il valore dell'accisa, su cui si deve applicare anche l'IVA, supera i 10 euro. Le imposte pesano quindi oltre 15 volte il costo dell'alcol.
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(RADIOCOR) 20-03-17 15:34:24 (0410)FOOD,PA 5 NNNN

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