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AssoDistil: valorizzare la nostra economia circolare, un modello efficiente di sviluppo sostenibile
 
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L’economia circolare, realizzata dalle distillerie italiane, rappresenta un modello efficiente di sviluppo sostenibile. Il dato è emerso in occasione della 70ma assemblea di AssoDistil, l’associazione nazionale dei distillatori, celebrata a Roma.

“La distilleria, per la sua attività – ha osservato il presidente Antonio Emaldi – riutilizza i sottoprodotti e li valorizza, realizzando così una vera e propria ‘filiera della sostenibilità’. Dai cereali al vino, dalla frutta ai sottoprodotti della vinificazione, le materie utilizzate in distillazione hanno tutte una seconda vita e sono integrate nel circolo produttivo”. In particolare, il ruolo delle distillerie appare fondamentale per il sistema dei conferimenti dei sottoprodotti della vinificazione (vinacce, fecce), che garantisce il rispetto ambientale, è uno strumento di tutela della qualità dei vini e, molto importante, genera valore aggiunto alla filiera vinicola. Purtroppo, ciò non accade per alcune produzioni del settore, che soffrono una crisi senza precedenti, come nel caso del brandy, l’acquavite di vino invecchiata per eccellenza.

Nel 2015, la produzione di acquaviti da vino in Italia ha registrato il suo minimo storico, con soli 20mila ettanidri prodotti: rispetto a sei anni fa, si parla di una riduzione di quasi il 90%. La causa è da ricercarsi nelle pratiche fraudolente, diffuse in alcuni Paesi UE ed extra UE, che possono vendere sul mercato acquaviti di vino e brandy senza controlli sul reale invecchiamento dei prodotti e sull’origine delle materie prime utilizzate, come prescrive, invece, la normativa UE.

Secondo le stime di AssoDistil, negli ultimi 4 anni non sono stati distillati circa 10 milioni di ettolitri di vino e le nostre prestigiose produzioni di acquavite da vino e brandy rischiano di scomparire. “Il perdurare di questa situazione – ha commentato il presidente Emaldi – produrrà danni enormi, non soltanto per la perdita economica delle aziende, ma anche perché le cantine non potrebbero più contare su questo importante sbocco di mercato”.
Un rischio analogo riguarda l’acido tartarico naturale, ottenuto dal ciclo di valorizzazione dell’uva ed impiegato nel settore alimentare ed enologico, nella farmaceutica e nell’edilizia. Negli ultimi anni, l’Italia, che è leader mondiale nella produzione, ha pagato duramente la concorrenza della Cina che immette sul mercato un prodotto di sintesi, derivante da sottoprodotti del petrolio. L’industria cinese conta su forti agevolazioni statali e le procedure anti-dumping imposte dalla UE si sono rivelate inefficaci.
“Proprio perché il nostro è un prodotto naturale e di qualità – ha affermato il leader dei distillatori –chiediamo di valorizzare l’origine agricola rispetto a quella sintetica. Del resto, chi preferisce alimentarsi con un derivato del petrolio piuttosto che con un prodotto dell’uva? Esistono Regolamenti che prevedono il solo utilizzo dell’acido tartarico di origine agricola e allora perché non differenziare anche le denominazioni di vendita? Per concretizzarsi, l’idea ha bisogno del 'placet' dell'Unione Europea. Noi vogliamo - propone infine il presidente di AssoDistil - che il consumatore sia informato e pretendiamo chiarezza”.

In entrambi i casi, si è creata una distorsione di mercato, a favore di prodotti di qualità inferiore o di costo minore. “Ecco perché, alle istituzioni, italiane ed europee – ha stigmatizzato il presidente Emaldi – AssoDistil chiede di vigilare sul rispetto delle regole di concorrenza e sulla qualità dei prodotti, valorizzando la filiera vitivinicola, di cui la distillazione è un anello fondamentale”.

10/06/2016
di Alessandro Nunziati

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