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Distillatori, accise in picchiata: 29 milioni di euro di gettito fiscale in meno.
AssoDistil: ci appelliamo al Governo

1490112445 Distillati

Per i distillati è un periodo nero. Dati alla mano risulta che ammonta a 29 milioni il gettito fiscale in meno nel 2015 con una diminuzione del 13% dell’immissione in consumo di bevande spiritose. A diffondere questi numero preoccupati è il ministero dell’Economia e delle Finanze, che li ha pubblicati a febbraio, certificando la riduzione-shock delle entrate derivanti dalle accise su grappa e spirits.
In particolare, le statistiche del dicastero dell’Economia evidenziano come il reale gettito delle accise nel 2015 abbia registrato un calo del 5% rispetto al 2014. In pratica, mancano all’appello 29 milioni di euro. Un dato che si spiega con un altro numero: 30 milioni di bottiglie, che non sono state vendute sul mercato nazionale. In altre parole, all’aumento delle accise, la commercializzazione dei distillati è calata inesorabilmente.
«Le aziende, di fronte ad un carico fiscale così pesante, si sono viste costrette a scaricare la crescita dell’imposta soprattutto sul prezzo – spiega Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil – deprimendo così le vendite. In un modo o nell’altro, le distillerie, ed indirettamente l’Erario, ne ricavano soltanto un danno, accentuato dalla persistente crisi dei consumi».
Una situazione di sofferenza che, in vista della “manovrina” economica richiesta dalla Commissione Europea all’Italia, i distillatori chiedono di non inasprire ulteriormente. «Come avevamo già previsto al momento del suo aumento, ormai quattro anni fa - sottolinea Emaldi – la crescita dell’imposta di immissione al consumo si è rivelata un provvedimento inefficace dal punto di vista fiscale e, cosa ancora più grave, punitivo per il comparto delle bevande spiritose».
Il settore della distillazione, composto da piccole e medie imprese spesso a conduzione poco più che familiare, è ben distribuito sull’intero territorio nazionale e rappresenta, nel quadro dell’agroalimentare “Made in Italy”, l’ultimo anello della filiera vitivinicola nazionale.

Un esempio può chiarire la portata delle accise sui prodotti alcolici: su un litro di alcol etilico, venduto al dettaglio, il costo di produzione incide per meno di un euro, mentre il valore dell’accisa, su cui si deve applicare anche l’IVA, supera i 10 euro. Le imposte pesano quindi oltre 15 volte il costo dell’alcol. «Il peso eccessivo delle accise, per le distillerie, rischia di essere un tunnel senza uscita – osserva il presidente dei distillatori - Ci appelliamo al Governo perché, nella definizione delle prossime misure economiche e fiscali, tenga in considerazione i dati del Ministero dell’Economia ed eviti di colpire ancora un comparto virtuoso che, continuando su questa strada, rischia di sparire dal panorama dell’agroalimentare
italiano».
21 marzo 2017

 

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