Dal vino al gel igienizzante: l’intervista del Presidente Emaldi per Sputniknews

Dal vino al gel igienizzante: l’intervista del Presidente Emaldi per Sputniknews

Il lockdown e la chiusura forzata della ristorazione avvenuta in Italia e all’estero con una forte frenata delle esportazioni hanno lasciato invendute numerose bottiglie di vino che adesso i produttori sono costretti a “rottamare”.

Grazie al decreto “salva cantine”, finanziato con fondi comunitari, ben 150 milioni di litri di vino verranno usati per produrre gel disinfettante per le mani – il prodotto che ora è molto più richiesto del vino.

Secondo il Coldiretti, si tratta di una prima risposta alla crisi che vede quasi 4 cantine su 10 registrare un deciso calo dell’attività che mette a rischio il futuro del vino che dà occupazione 1,3 milioni di persone, dalla vigna al bicchiere.

Per parlare di questa scelta creativa Sputnik Italia ha raggiunto Antonio Emaldi, direttore delle Distillerie Mazzari, nei pressi di Ravenna, il più grande impianto di distillazione in Europa e tra i più grandi al mondo. Emaldi è anche il Presidente di Assodistil, che riunisce le aziende del settore per il 95% della produzione su scala nazionale.

 

— Dott. Emaldi, nell’era pre-coronavirus, vino e gel disinfettante per le mani erano due prodotti che nessuno avrebbe collegato tra loro. Come nasce l’idea di creare un “vino” che disinfetta?

— Intanto, bisogna fare una spaccatura abbastanza netta tra le due cose. In realtà, la distillazione del vino è una misura individuata dalla comunità europea a sostegno delle aziende vinicole. Nel periodo di crisi la riduzione dei consumi dovuta alla chiusura forzata di bar e ristoranti e la difficoltà delle esportazioni hanno messo i produttori di vino italiani, francesi, spagnoli in una situazione di difficoltà. Per questa ragione la Commissione Europea ha deciso di sviluppare le misure a sostegno di agricoltura e destinare il vino, che non trovava sbocco sul mercato, alla distillazione. La Commissione ha precisato che l’alcool ottenuto da questa distillazione debba essere inviato agli usi industriali per la produzione dei prodotti disinfettanti e igienizzanti.
Dall’altro lato, l’Italia come il produttore agricolo produce molto più vino di quello che consuma a proprio interno. Economicamente parlando, distillare il vino per produrre l’alcol industriale non è una soluzione ottimale. È una sсelta transitoria che serve esclusivamente in questo periodo a favore dei produttori vinicoli.

— L’Italia non è l’unico Paese dove i produttori di vino portano le loro giacenze in distilleria per trasformare vino in prodotti disinfettanti. Quindi, questa volta non possiamo parlare del know-how tutto italiano?

Il know-how che noi abbiamo sviluppato a livello aziendale è l’industrializzazione del processo per trasformare l’alcol ottenuto dalla distillazione in gel disinfettanti. Questo processo è stato realizzato grazie ad una partnership con un’azienda, la Madel S.p.A, di Cotignola (Ravenna), specializzata nel confezionamento e nella distribuzione a livello nazionale di prodotti detergenti ed igienizzanti, anche a base di alcool. La maggior parte delle distillerie italiane è orientata al B2B, che significa commercializzare l’alcool etilico prodotto sfuso in autocisterne, e per questo non sono dotate delle attrezzate per il confezionamento. Noi siamo consapevoli dell’importanza della filiera distributiva, e per questo abbiamo aggregato le competenze, facendo lavorare insieme le funzioni R&D (ricerca e di sviluppo) delle due Aziende per mettere a punto sin da marzo (inizio della pandemia) una ricetta di gel che è stata poi fabbricata al livello industriale nel nostro stabilimento. Questo prodotto viene trasferito al nostro partner, che si trova a pochi chilometri da noi, e che si prende poi cura di confezionamento e della vendita presso la grande distribuzione organizzata in modo che sia disponibile per tutti i consumatori.

— Potrebbe spiegarci brevemente la tecnologia grazie alla quale il vino diventa un gel? Che tipo di prodotto viene utilizzato: mettete in campo sono i vini da tavola oppure anche quelli eccellenti? Per esempio, in Francia viene trasformato al gel anche lo Champagne…

— La distillazione non è altro che una operazione di separazione dei componenti volatili contenuti nel vino, che avviene in colonne alimentate a vapore. Si ottiene così la separazione dell’acqua e dei composti organici dall’alcol etilico. L’utilizzo di più colonne di distillazione a diverse temperature permette il frazionamento dell’alcole etilico da altri elementi volatili, che diviene man mano sempre più puro e raggiunge la specifica qualitativa necessaria per essere classificato a standard farmacopea, quindi perfettamente idoneo per produrre un gel.

In questa prima fase abbiamo distillato vini da tavola, perché la normativa che è stata emessa dal governo italiano riguarda solo questo tipo di prodotti. Però proprio adesso stiamo iniziando la distillazione che è stata promossa dalla Regione Piemonte che riguarda i vini DOP piemontesi. Abbiamo iniziato il ritiro di prodotti di assoluta qualità che i produttori hanno deciso di eliminarli dalle proprie scorte per ridare equilibrio al mercato.

— Sui gel prodotti dai vini DOP verrà allora indicata la loro “origine”?

— Pensiamo che sia controproducente proprio per il nome di questo prodotto di eccellenza. Voler ridurre la qualità di un grande vino piemontese a diventare un gel destinato a sanificare le mani, anche se di grande utilità in questo periodo emergenziale, non credo sia una mossa vincente dal punto di vista mediatico.

— E non inciderà nemmeno sul prezzo finale del gel?

— No, soprattutto per gli aiuti che il produttore di vino percepisce dallo Stato per avere aderito alla distillazione e che lo ricompensa per la differenza di valore, perché per noi comunque si tratta sempre di una materia prima, come qualunque altra. Non è che distillando un Barolo, otteniamo un alcool migliore derivato da un vino da tavola.

— Quali aziende italiane hanno deciso di convertire la propria produzione in questa maniera? Potrebbe citarne alcuni?

— Diversi distillatori italiani hanno ritenuto di utilizzare l’alcool per farne alcool denaturato, quello che è venduto in confezioni e serve per l’igienizzazione e la detergenza delle superfici.  A mia conoscenza l’unica distilleria che ha prodotto gel a livello industriale siamo noi. Il nostro prodotto si chiama “Disinfekto”.

— A Suo avviso, si tratta davvero di una scelta temporanea dovuta alla una bizzarra conseguenza della pandemia di Covid-19 oppure questa opportunità verrà sfruttata anche nel futuro per aiutare il settore così rilevante dell’economia nazionale ad uscire fuori dalla crisi?

— Io penso che l’abitudine dei consumatori di igienizzarsi le mani diventerà un fenomeno radicato in tutti anche una volta quando saremo usciti da questa emergenza. È una buona norma che rimarrà nel tempo. Poi se si usi alcool ottenuto dal vino o alcool ottenuto dai cereali oppure da canna da zucchero, poco importa perché l’alcool etilico è una molecola che rimane uguale indipendentemente dalla materia prima da cui deriva.


 

Leggi l’intervista a cura di Niva Mirakyan su Sputniknews.com