Se pensavamo che i dazi dell’Unione Europea sulle auto elettriche cinesi non avrebbero avuto ripercussioni, ci eravamo solo illusi.

È stato annunciato l’8 ottobre dal Ministero del Commercio cinese (MOFCOM) che da venerdì 11 ottobre gli importatori cinesi di acquavite dell’Unione europea dovranno trattenere depositi cauzionali basati sui dazi antidumping, annunciati a fine agosto.

Una situazione che preoccupa molto il settore del brandy italiano se si considera che queste imposizioni varieranno tra il 30,6 e il 39% e andranno a colpire un settore che di fatto è già in difficoltà nel mercato cinese.

Nonostante la Cina sia il più grande mercato di brandy a livello globale  (fonte ANSA), sembra che il governo della Repubblica Popolare non abbia avuto scrupoli ad applicare tali misure dando pochissimi giorni di preavviso sia ai produttori, che nella giornata dell’8 ottobre hanno avuto rilevanti crolli dei propri titoli in borsa, sia agli importatori.

La risposta di AssoDistil non si è fatta attendere : il Presidente Antonio Emaldi ha dichiarato che con questo livello di dazi non si farà altro che bloccare le esportazioni, portando di fatto alla saturazione del mercato Europeo. Un mercato, aggiunge Emaldi, che viste le ultime tendenze, va verso una dealcolizzazione dei prodotti con la conseguente potenziale immissione in consumo di almeno due milioni di ettolitri aggiuntivi di acquavite di vino entro il 2030, che di fatto sarebbe il doppio di quanto prodotto dall’intera UE nel 2022 secondo i dati dichiarati dalla Commissione. Questa scelta sta rivoluzionando il mercato in tempi insostenibili per distillatori e produttori del comparto vinicolo, che di fatto vedono chiuse le porte verso un intero mercato.

A rimarcare gli effetti, è stato anche il direttore Sandro Cobror, il quale annuncia quello che di fatto sarà un congelamento della campagna di promozione, finanziata dall’Unione Europea con quasi quattro milioni di euro, per promuovere il marchio IG del Brandy italiano proprio nel mercato cinese. Al danno, dunque, si aggiunge anche la beffa per quelle imprese che avevano scelto di promuovere in Cina il Brandy fatto in Italia e che vedono a rischio i propri investimenti.

Si assiste di fatto ad una lotta impari, nella quale da un lato si tenta di frenare inutilmente la locomotiva cinese del mercato delle auto elettriche, che di fatto continua a correre a grande velocità, e dall’altro lato si risponde con gravi danni ad un mercato dei distillati già in grande difficoltà